1085_1

«V’è forse, in noi Orientali, un’inclinazione ad accettare i limiti, e le circostanze, della vita. Ci rassegniamo all’ombra, così com’è, e senza repulsione. La luce è fievole? Lasciamo che le tenebre c’inghiottano, e scopriamo loro una beltà. Al contrario, l’Occidentale crede nel progresso, e vuol mutare di stato. È passato dalla candela al petrolio, dal petrolio al gas, dal gas all’elettricità, inseguendo una chiarità che snidasse sin l’ultima particella d’ombra».

1085_2

Nel 1933, il poeta giapponese Tanizaki pubblica “Il libro d’ombra” dove, tra le altre cose, sono esaltate le qualità della cultura asiatica contrapposte alle specificità occidentali e specialmente risaltanti nel rapporto con il tempo, il passato, i limiti. Nel libro, per esempio, viene descritto come in Oriente i metalli siano apprezzati proprio quando iniziano a brunire tanto che pensare di lucidarli sia considerata una specie di eresia, come togliere loro la patina che il tempo ha regalato.

1085_3

L’invecchiamento, la trasformazione, sono quindi ritenuti un dono. Una traccia del tempo che si è avuto la fortuna di vivere e delle mani delle persone con cui l’oggetto ha avuto la fortuna di intrattenere relazioni.

1085_4

Da noi in Occidente, negli ultimi anni, si è parlato molto di “obsolescenza programmata”, quel “trucco” per il quale gli oggetti verrebbero realizzati contenendo già in sé il seme della loro distruzione, un sistema per favorirne il rapido ricambio e alimentare una sostituzione perenne. Gli oggetti vecchi, cioè, o devono morire o devono essere tirati a lucido come se fossero nuovi.

1085_5

Molto diversa è la “consunzione progettata”, di cui ci occupiamo qui, e nei confronti della quale moltissimi designer hanno nutrito una fervente passione e un accesso interesse , specialmente nella contemporaneità. Come disegnare oggetti che registrino il passaggio del tempo e delle persone? Come imprimere tracce di esistenza che rendano vivi e quindi suscettibili al tempo (cronologico e metereologico) gli oggetti, normalmente anonimi nel loro divenire? Come progettarne, cioè, una “crescita serena”?

boiacca_1

La cultura della trasformazione degli oggetti attraverso il tempo sta interessando anche alcune aziende, come Kristalia che, superando il tradizionale scetticismo per alcuni materiali particolarmente sensibili al cambiamento (come il cuoio o il cemento), e facendone anzi un vantaggio qualitativo, crede nel valore di pezzi industriali che proprio attraverso l’usura, le stagioni e le mani (di chi li ha fatti ma anche di chi li ha usati) possono diventare cosi pezzi unici.

boiacca_2

E, attraverso questi oggetti, rendere altrettanto unico il temo di ciascuno. Kristalia asseconda l’inevitabile invecchiamento e lo valorizza, progettandolo e prevedendo una seconda vita per i propri prodotti nelle mani di chi li utilizzerà. Succede perciò che un tavolo, “Boiacca” di Lucidi e Pevere, e una sedia, cioè la “1085 Edition” di Bartoli Design, diventino per l’azienda i testimoni silenziosi di chi li ha prodotti e di come, uno portando impresso il numero identificativo di chi ha seguito il progetto, l’altra timbrata a mano, nel sodalizio speciale tra il meglio della produzione artigianale e la precisione industriale.

boiacca_3

Tracce di passato quindi, ma anche di futuro. Perché chi li usa partecipa di questa esperienza e aggiunge strati di vita: il cemento del tavolo col tempo si segnerà delle presenze che ha ospitato, e la pelle si muoverà e cambierà colore. Proprio come se questi arredi fossero abiti, gli oggetti più vicini al corpo di chi li usa.

boiacca_4